HOW TO GET AWAY WITH LE SERIE-TV

Le serie-tv sono come la droga. Cominci col farti una cannetta per curiosità, e finisci a bucarti seduto sull’asfalto ai bordi della strada. Cominci cioè col vedere una puntata a caso di una serie a caso, giusto come sottofondo mentre mangi una cosa al volo, e finisci chiuso in camera, per giorni, al buio, illuminato dalla sola luce del pc, a vedere fra le 15 e le 20 puntate al dì (fra drogati tale attività prende il nome di “maratona”).

Quaranta minuti di puro piacere. Ma di un piacere perverso, che arreca gioia e sofferenza insieme. Quaranta minuti in cui ci si lascia trasportare in un flusso di azioni, dialoghi, vicende, che molto probabilmente nella realtà non vedrebbero mai la luce.
Nessuno di noi potrebbe mai rispondere ad un ipotetico interlocutore usando la sfrontatezza di Blair Waldorf, la sagacia di Damon Salvatore, o il tono ecumenico di Samantha Jones; pochi di noi riuscirebbero a perseguire con tanta ostinazione i propri obiettivi come Frank e Claire Undewood, e spero nessuno lo farebbe anche a costo di passare sul cadavere delle persone più care, come invece fa, senza neanche porsi troppi problemi, l’avvocato Annalise Keating; e pochissimi di noi, per fortuna, riuscirebbero a vivere tutte le disgrazie di Meredith Grey o Elena Gilbert in una vita sola.
Ma in quei quaranta minuti tutto ciò non conta. La realtà è solo un pallino lontano in un cielo costellato da finzione. In quei quaranta minuti è possibile vivere le entusiasmanti vite di personaggi che hanno generalmente più coraggio, più forza, più acume o più tenacia di noi, ed è forse proprio per questo che piacciono tanto. Ma più di tutto hanno speranza, o ci danno speranza. L’idea che nonostante tutto, nonostante gli errori, le pessime decisioni, l’orribile carattere o le cattive azioni, alla fine un po’ di felicità spetti a tutti.

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Ed è così che la settimana comincia ad esser scandita da appuntamenti irrinunciabili. Le conversazioni si arricchiscono di nuovi argomenti, consigli e trame di altre serie, per cementificare la suddetta dipendenza.
Un po’ alla volta assorbiamo dai personaggi un poco del loro coraggio, ma niente ci farà struggere più della morte prematura di uno di loro o tremare più di uno spoiler. La letizia per un possibile sequel ci terrà su di giri per mesi e la notizia di una chiusura sarà vissuta come un lutto, riportando alla mente tutti i bei momenti “passati insieme”.
Quindi no, non è possibile getting away with le serie-tv; da una serie si passa ad un’altra, per curiosità o per altrui consiglio, e una volta dentro questo inception di finzioni televisive non se ne esce più. E va bene così, finché non ci si riduca a confondere davvero la realtà con la fantasia, finché si riesca a mantenersi a galla senza farsi risucchiare dal vortice. Finché mentre cacciamo dalla camera eventuali disturbatori brandendo un mouse al grido di “smetto quando voglio”, riusciremo ancora a ridere di noi stessi.

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SERIOUSLY SHONDA?

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Shonda, croce e delizia delle nostre vite, tu hai ragione quando twitti istericamente che non ti dobbiamo rompere le scatole perché le serie tv sono solo finzione (eh? Cioè quindi se vado a Seattle non trovo nessun “Grey-Sloan Memorial Hospital”? Non ci credo) e questo è il tuo mestiere e blablabla, ma devi capire che qui si vive in un equilibrio psichico alquanto precario e ogni volta che insceni una delle tue tragedie ci viene uno scompenso.
Devi capire, cara Shonda, che tu giochi con i nostri nervi, che per ogni “abbiamo parlato e abbiamo deciso che era il momento di abbandonare lo show” noi abbiamo un mancamento, tremori e spasmi in tutto il corpo come se ci trovassimo a dover uscire da una tossicodipendenza. Tu ci fai del male, Shondona.
E poi dai, ma non lo vedi che stai rovinando tutto?
Possiamo accettare che tu voglia tradire la pratica medica con la pratica legale, ma questa lunga storia d’amore merita più rispetto; se deve finire, almeno che finisca gloriosamente e non per penuria di attori.
Hai ucciso tutti i pilastri del tuo show e hai salvato la fuffa, l’inutile contorno. Come se ci avessi abituati ad un ghiotto double cheeseburger e poi ci avessi lasciato solo con la fogliolina d’insalata. Non si fa così.
Hai preso la tua miglior creatura, la primogenita, e hai deciso di farla morire lentamente, di gettarla giù da una rupe mentre stai a guardare come sprofonda sempre più in basso. Sei crudele.
Prima hai fatto fuori i personaggi “sentimentali” (Izzie e George), poi quelli più interessanti, che portavano ritmo e allegria all’interno dello show (Lexie, Mark e Cristina), e ora ci togli anche i personaggi essenziali, quelli da cui tutto è partito? No eh.

A questo punto, brava Izzie, hai fatto bene ad andartene. E anche tu, Teddy Altman, ottimo istinto di conservazione. Cristina, a te ci è voluto un po’ più di tempo ma alla fine sei riuscita ad abbandonare il “Seattle Grace-Mercy West della morte nera“, buona idea. Tu Meredith, prendi i bambini e trasferitevi a Los Angeles, ché all'”Oceanside Wellness” sono ancora (quasi) tutti vivi e felici. Alex pure tu, ti sei innamorato di Jo? Ok, scappate insieme più in fretta che potete.

Ora Shonda, voglio dire, il livello è già drammaticamente calato e molti di noi continuano a guardare la serie più per devozione che per altro, ma tu credi davvero che “Grey’s Anatomy” possa andare avanti con quell’esagitata di April Kepner? O con il sempre-triste Owen Hunt? Perfino la super-cazzuta Amelia Sheperd si è trasformata in un personaggio da romanzetto rosa. Dai basta, davvero Shonda, falla finita. Ti sei scocciata ti questi medici? Va bene, lascia che vivano in pace le loro vite, lontano dalle tue grinfie. Dacci un taglio e non ne parliamo più.

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THE GOOD WIFE – TOO GOOD TO LAST

Sono sicura che abbiate trascorso queste ultime due settimane refreshando il blog e disperandovi nel non trovare nuovi post ma rieccomi qua, per servirvi.
Come i più saggi di voi sapranno – quelli cioè che mi seguono su Twitter, ma anche su InstagramPinterest, Facebook, in tutti i luoghi e in tutti i laghi [momento marchetta] – in materia di gestione del tempo so il fatto mio. Ho gestito infatti il mio tempo, la scorsa settimana per l’esattezza, tutta-interamente-notte e giorno-h24-senza sosta nè pudore, a guardare una serie tv: The Good Wife. 5240 minuti, 131 episodi, 6 stagioni, in poco più di una settimana, SÙ LE MAANIII!!
Grazie, grazie, sento i vostri applausi da qui.
Tutto tempo guadagnato, come è evidente, che ho ben investito partorendo la profonda riflessione che segue. THE GOOD WIFE Cara Alicia Florrick,
tu all’università avevi avuto la fortuna di incontrare il più dolce, devoto, disponibile e comprensivo uomo sulla faccia della terra, intelligente, simpatico e brillante al tempo stesso, e non ne avevi voluto sapere; ti piaceva un altro, te lo sei sposato, ci hai fatto i figli, eri felice, e mi sta bene.
Passano quindici anni, scoppia un casino, perdi tutto e da che trascorrevi le giornate a non far niente, ad “ascoltare il silenzio delle tre del pomeriggio” sorseggiando del vino, ti ritrovi a dover lavorare per vivere. Ma il gran culo che avevi avuto all’università non solo persiste, è più grosso, e ta-daa-n, ribecchi Will Gardner, il tizio gentile e brillante, cotto di te dai tempi di Georgetown. Lo sai, ne approfitti, e lui ti assume nel suo grande e famoso studio legale.
Ora Alicia, intendiamoci, siamo simili io e te e quindi ti capisco; timida, rigida, un po’ noiosetta, con la fissazione del non deludere le altrui aspettative, del fare la cosa giusta, lo schermarti dietro ragioni di opportunità e buona educazione per non far mai quello che vuoi ma esclusivamente quello che è più giusto fare, capisco tutto, davvero. Ma vuoi rispondere una dannata volta a quel telefono? Vuoi chiamare il servizio clienti e far staccare quella dannata segreteria? Perché Will è un po’ come noi, anche lui cerca sempre di non arrecare fastidio, di far la cosa giusta e blablabla, ma ogni tanto gli scatta l’intraprendenza e prova a dirtele le cose, ma tu niente.
Se ti chiama, non rispondi. Se ti viene a parlare, eludi il discorso. Ad ogni cosa rispondi con un “is complicated”, “you’re my boss”, “I need to work”, abbiamo capito, ma quel poveraccio che altro dovrebbe fare? Ha spinto per farti assumere, per tenerti lì, per farti far carriera, ti protegge ogni volta che può neanche fosse Berlusconi con la “nipote di Mubarak” e tu vuoi ancora stare con quel prepotente fedifrago di tuo marito? Che poi non l’hai mai visto Sex and the city? Non lo sai che Chris Noth per contratto fa solo parti di uomini ricchi, donnaioli e autoritari? E allora che ci fai ancora lì? Mollalo e va’ da Will, che ve la meritate un po’ di felicità.
Invece no. Pure quando finalmente ti decidi a stare con lui, innamoratissimo, che fa di tutto per non crearti problemi, tanto che ha timore a dire quanto ti ama per non complicarti la vita, che ti aspetta fremendo dalla voglia di sapere cosa vuoi dal futuro, perché lui vorrà esattamente ciò che vuoi tu, ti presenti lì e con un “I am sorry, it’s too much” chiudi tutto? Ma sei cretina? E gli scoppi pure a piangere addosso, e lui ti consola. Tu lo lasci e lui ti consola. Basta. Smettila di torturarlo.
E dacci un taglio anche con questa storia della povertà, “ho bisogno di lavorare”, “devo gestire tutto io”, e poi ti metti i tailleur di Escada o Alexander McQueen? Ci credo che hai problemi ad arrivare a fine mese. Vieni qua che ti faccio una spending review ché Renzi mi regala subito un Ministero.
Detto ciò, mi devi spiegare, cara Alicia, come è possibile che dopo cinque anni di tormenti, di frasi non dette, di cose non fatte, dopo tutto l’amore mai completamente espresso per Will, ti bastano pochi mesi per limonarti il tizio della campagna elettorale nel garage. Si lo so, la sparatoria ti ha cambiata, sei più consapevole di te stessa, va bene tutto. Ma qui si tratta di passare da un opposto all’altro, dalla padella alla brace, nonché dalle stelle alle stalle. Per cinque anni non ti è andato bene quel santo martire di Will e adesso ti butti sul primo fighetto che capita? E si, so anche che il patrimonio genetico dell’uno è migliore di quello dell’altro, ma vuoi davvero mettere a paragone Will con Johnny? Vuoi davvero dare una chance a questo tizio appena conosciuto dopo aver vissuto fianco a fianco col più garbato e interessante uomo della tua vita, nonché, ti ricordo, sedicesimo scapolo più ambito di Chicago?
E perché, Finn? Parliamo di Finn. Durante la sparatoria il tuo caro Finn si è nascosto, mentre Will ha cercato di fermare il ragazzo. Capisci la differenza? E poi, non lo vedi quant’è insipido e dimesso? A questo punto meglio tuo marito, almeno ti ci puoi fare una bella litigata come si deve.
Quanto a te, Logan Huntzberger, torna a Stars Hollow e riconquista Rory Gilmore (anche se non ti merita), ché queste manie di grandezza di Cary Agos non mi piacciono per niente. E no, Cary, tu e Alicia non sarete mai “i nuovi Will e Diane”. Il loro era un rapporto fra pari, due diverse forti personalità che si incontravano, e spesso scontravano, non senza qualche colpo basso, in un equilibrio complessivamente perfetto. Mentre tu, caro Cary, sei sempre un passo indietro rispetto ad Alicia, la dolce e timida Alicia che nel frattempo da Alice nel paese delle meraviglie si è trasformata nel sergente Hartman. Una specie di involuzione insomma, ma va beh.
E Diane, oh Diane, tu che sei buona e saggia, mantieni salde le redini dello studio chè se no sti ragazzini lo mandano in malora con il loro fare alla “siamo tutti fratelli” – fratelli un cavolo, c’è chi comanda e chi esegue – e infondi in tutti loro la grazia e l’eleganza che ti contraddistinguono, poi con calma quando hai un attimo inviami un sms col nome del tizio a cui devo vendere l’anima per invecchiare con il tuo fisico, ok? Grazie, sei un’amica.

Insomma, a me questa serie è piaciuta parecchio. Trovo ci sia un buon equilibrio fra ironia, dramma e realismo ma, devo dirlo, sarà infantile, io dalle serie tv voglio la speranza, voglio vedere i buoni trionfanti e i cattivi puniti, voglio la giustizia, voglio poter pensare che alle brave persone spetti un futuro roseo, quindi no, non accetto la slealtà di Alicia nei confronti di Will e non accetto soprattutto la sua fine che, oltre a farmi piangere tutte le mie lacrime, ha anche oggettivamente tolto ritmo alla serie stessa.
Will era il cuore pulsante di tutte le vicende, lo Yin, di cui Diane era lo Jang, e adesso senza di lui c’è solo una gran confusione e nessun mordente.
Too good to last. THE GOOD WIFE Will-and-Alicia-will-and-alicia-21516959-500-422 the-good-wife-will-gardner-and-alicia-florrick-elevator 2015-04-21 20.21.41 THE GOOD WIFE