SHARE OR IT DIDN’T HAPPEN

Siamo la generazione dei social media e della condivisione selvaggia, siamo la generazione di Twitter, Instagram o Snapchat e dello “share or it didn’t happen”.
Siamo quelli sempre con il cellulare fra le mani, sgridati dai genitori e ostracizzati dagli anziani, quelli sempre connessi, che sanno le notizie prima di tutti, quelli per cui lo smartphone è un prolungamento del proprio braccio.

Nessun problema.
Il cellulare è uno strumento, i social network pure. Se li si usa come tali, possono fare solo bene.

Ogni social ha un suo diverso modus, un suo proprio approccio alle cose; certo, c’è chi li usa in maniera inconsapevolmente sconsiderata, chi non apprezza il culto del bello di Pinterest, o chi non prova un certo qual godimento interiore nell’omogeneità cromatica di molti account Instagram, chi pubblica brutte foto di sé accompagnate da patetiche captions e con un “doccia time” su Facebook crede di essersela cavata. Ma non è di questi farisei che voglio parlare – e per la verità potrei forse star divagando -.
Quello che voglio dire, e non è nulla di nuovo, è che noi condividiamo. Tutto. Pensieri, gusti, immagini, opinioni, problemi, ansie, gioie (meno!).
Per piacere o per dovere. Per far sapere a tizio che andiamo avanti anche senza di lui, o a tizia che ce la spassiamo anche senza di lei. Per farci spazio nel mondo, per affermare noi stessi, per distinguerci dalla massa comportandoci esattamente nello stesso modo in cui la massa fa. A volte è solo abitudine, a volte è divertimento, a volte è perfino lavoro.

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Godiamo di una libertà praticamente senza limiti, che in molti altri Paesi si sognano. E spesso la usiamo per scherzare sulla frequenza con cui andiamo in bagno  o mostrare quanto bene stiamo in bikini.

Nessun problema. Lo ripeto perché voglio che sia ben chiaro. Non c’è onta pubblica qui.

Il punto è che ci siamo creati un nostro mondo fittizio, in qualche misura parallelo, che però ci crea anche più problemi di quello reale. Ci siamo dati degli standard altissimi dietro ai quali noi stessi fatichiamo a stare. È un po’ come il paradosso di Achille e la tartaruga, per quanto ci proviamo non riusciremo mai a raggiungerli. È una sorta di sfida con noi stessi, che tiene allenata la mente, che stimola l’ingegno, e che induce inesorabilmente a prendersi molta cura di sé, del corpo certo, ma non solo.
E qui torniamo al punto di partenza.
Se usati come gli strumenti che sono i social network, e l’internet in generale, possono tenerci in contatto col mondo. Possono farci interagire con persone che vivono all’altro capo del pianeta, in situazioni completamente diverse dalle nostre. Possono aprire le nostre menti, dipanarci orizzonti inaspettati. Possono fare solo bene dunque, come dicevo. Ma se ne diventiamo vittime, se ci facciamo dominare da essi, allora quegli standard non saranno più uno stimolo a far meglio ma un vortice d’ansie e disprezzo di sé che ci inghiottirà e porterà ad uno stato di depressione latente.

Non esistono vittime e carnefici. Non qui almeno. Siamo esseri razionali. Non siamo puro istinto. Abbiamo un cervello e il dovere di farlo funzionare.
Il “web” non è un’entità matrigna, siamo noi stessi a comporlo e a definirlo. Possiamo scegliere di usarlo o di lasciarci usare. Come la gran parte delle cose, è una questione di scelte. E non è mai troppo tardi per fare quella giusta.

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JUDGING YOU: MET GALA EDITION

Non che servissero conferme, ma i nostri amici merrigani sono riusciti a ribadire ancora una volta come il concetto di eleganza sia loro grossomodo estraneo; a parte rari preziosi esemplari, misura e buon gusto non sono esattamente le parole che più agilmente possono essere utilizzate quando c’è da commentare gli outfit che le celebrities sfoggiano durante i loro super-cool-super-stylish eventi, che noi osserviamo assatanate nell’oscurità delle nostre camere da letto, mentre cerchiamo di tenerci aperti gli occhi col nastro adesivo, e accasciandoci di tanto in tanto sul cellulare.
Ma il fuso orario non ci ferma e non ci ha fermato neanche stanotte. Ecco perché, carica a pallettoni, vado ad illustrare le baracconate cui abbiamo assistito. Are you ready?

Che i deboli di cuore skippino il primo paragrafo, dedicato alle nostre sgallettate preferite.

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Da sinistra: Katy Perry – Prada; Beyoncé – Givenchy Haute Couture; Lady Gaga – Atelier Versace; Madonna – Givenchy Haute Couture; Rita Ora – Vera Wang.

Eccole qua. Quanto sono belle, in tutta la loro follia.
Katy Perry un po’ vedova allegra, si è presentata all’evento con un Tamagotchi attaccato al vestito (cosa che ha fatto, probabilmente sotto minaccia, anche Orlando Bloom, sua nuova “dolce metà”); Beyoncé – grazie, abbiamo capito che hai un culo – ha optato per un “look minimal”, recandosi al Met semplicemente con la guaina per sudare che indossa in palestra sotto i leggings; ancor più “minimal” Lady Gaga che tagliando la testa al toro si è presentata direttamente in mutande, ma, probabilmente sfuggita ad un incendio, avvolta in un rappezzo di coperta termica in alluminio. Madonna, un po’ gattara, un po’ celtica, un po’ paziente psichiatrico evaso dal reparto, ed infine Rita Ora: quanti pennuti sono stati spiumati per quel vestito? E a quel punto, qualche penna in meno a coprire il tappeto e qualcuna in più a coprire il corpo no?

Ora, non per fare le puntigliosette, ma, tenendo a mente che il tema era “Manus x Machina: Fashion in an Age of Technology”, andiamo a sentenziare sui look delle altre.

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Da sinistra: Lupita Nyongo – Calvin Klei; Charlotte Casiraghi – Gucci; Brie Larson – Proenza Shouler; Selena Gomez – Louis Vuitton; Taylor Swift – Louis Vuitton; Michelle Williams – Louis Vuitton; Alicia Vikander – Louis Vuitton; Dakota Johnson – Gucci; Sarah Jessica Parker – Monse.

Devo ammetterlo, sono un po’ in pena; devono esserci seri problemi economici a Monte Carlo se Charlotte Casiraghi ha dovuto farsi il vestito staccando la tenda del soggiorno come Rossella O’Hara. E cosa dire di Alicia Vikander con questo originale patchwork di straccetti e merda? Selena Gomez, carino questo vestito da contadinella, tra l’altro giustissima la lunghezza e l’abbinamento con gli scarponi, considerando che sei alta un metro e mezzo. Dakota Johnson, ci libereremo mai di te e della tua aria da “sono qui per caso, non è colpa mia, mi ci hanno portata”? SJP, mi fa male al cuore inserirti in questa categoria. Tu che ogni anno ti presenti vestita da fenomeno da baraccone, eccentrica si, ma almeno in tema, perché quest’anno hai rubato i vestiti a lady Oscar? Cosa è successo, dimmi. Non ti hanno avvisata in tempo? Spiegami.
Tralasciando infine l’ilarità suscitata dall’acconciatura di Lupita, devo ammettere di essere un po’ in pena anche per Taylor-mazza-in-culo-Swift, uscita evidentemente perdente da un corpo a corpo con Jenny Humphrey o in preda ad una crisi d’identità. Chissà.

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Da sinistra: Adriana Lima – Giambattista Valli; Aja Naomi King – Prabal Gurung; Miranda Kerr – Louis Vuitton; Elle Fanning – Thakoon; Katie Holmes – Zac Posen.

Una classificazione a parte meritano quelle del “non ho capito”, del “non sa, non risponde”, del “boh, sono qui per caso”. Quelle che si son presentate carine si, ma completamente fuori tema.
Tralasciando l’espressione di Elle Fanning e Katie Holmes, evidentemente concentrate su qualche cartella esattoriale recapitata loro qualche minuto prima, carino l’abito di Katie ma di certo non le dona. Del tutto insignificanti gli abiti di Aja ed Elle. Interessante il Louis Vuitton di Miranda (avrei scommesso fosse un Peter Pilotto) e delizioso il Giambattista Valli di Adriana. E quando mai i Valli non lo sono stati?

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Da sinistra: Alessandra Ambrosio, Jourdan Dunn, Doutzen Kroes,Cindy Crawford, Kim Kardashian – Balmain; Rachel Smith – Sphie Theallet; Anna Wintour – Chanel; Taylor Hill – Topshop; Gigi Hadid – Tommy Hilfiger; Kate Upton – Topshop; Emily Blunt, Olivia Wild – Michael Kors; Liberty Ross; Lea Seydoux – Louis Vuitton; Karlie Kloss – Brandon Maxwell; Jessica Chanstain – Prada; Lauren Santo Domingo – Giambattista Valli; Poppy Delevigne, Karolina Kurkova – Marchesa; Kendal Jenner – Atelier Versace; Emma Roberts – Tory Burch; Naomi Watts – Burberry; Alexa Chung – Thakoon; Lily Aldrige – Michael Kors; Nicole Kidman – Alexander McQueen; Kate Bosworth – Dolce&Gabbana; Zendaya – Michael Kors; Florence Welch – Gucci; Naomi Campbell – Cavalli Couture; Rosie Huntington-Whiteley – Ralph Lauren.

Ed ora passiamo a quelle ben vestite. Tema o non tema, quelle decenti.
Niente da dire sulla corazzata Balmain. Tutte perfette. Ovviamente le Kardashian sono un po’ l’Attila della moda: rendono trash tutto quello che toccano, ma le amiamo per questo quindi ok. Un po’ dea, un po’ strega buona Nicole Kidman, divina. Naomi Watts e Anna Wintour unite nel nome del “indosso sempre lo stesso vestito, cambio solo il colore, tanto non se ne accorgono”. Eleganti Emily Blunt e Olivia Wild in Michael Kors, Jessica Chastain in Prada e Rosie Huntington-Whiteley in Ralph Lauren. Non ho capito le sopracciglia dorate di Lily Aldrige e nemmeno il look di Kate Bosworth, ma nel complesso piacevoli.

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Da sinistra: Zoe Saldana – Dolce&Gabbana; Nina Dobrev – Marchesa; Claire Danes – Zac Posen; Blake Lively – Burberry.

Dulcis in fundo, le più belle fra le belle.
Non posso negare di aver subito il fascino perverso di quella lunga coda del Dolce&Gabbana di Zoe Saldana. Il resto dell’abito non ho idea di come sia, quella coda mi ipnotizza.
Meravigliosa. Fiabesca. Nina Dobrev si conferma una fra le più eleganti in ogni occasione cui partecipi. Femminile e graziosa ha indossato uno splendido abito di Marchesa.
E a proposito di look fiabeschi, come non rimanere estasiate dinanzi all’immensità dell’abito di Claire Danes? God bless Zac Posen. È stato come vedere una principessa Disney in carne ed ossa. Adorabile.
Infine, mi piange il cuore, ma devo dire una cosa: l’abito di Blake non mi ha fatto impazzire, tutt’altro. Ma lei è lei. Domina la scena. Ha un potere. Risplende. Bisogna accettarlo.

Quindi, ricapitolando, se mi fossi ritrovata in una stanza con tutti questi abiti, e avessi dovuto scegliere quale indossare per il Met Gala 2016, probabilmente avrei scelto o il Balmain di Jourdan Dunn o il Marchesa di Nina Dobrev. E voi?

THE BEST YOU CAN, WHENEVER YOU CAN, WHEREVER YOU CAN

Dopo approfondita analisi e lunga meditazione, posso affermare, in tutta convinzione, che non credo alla storia del tutto o niente, del bianco o nero, alla netta contrapposizione tra bene e male.
Salvo sporadici casi, tutto ciò che ha a che fare con l’animo umano vive immerso in una meravigliosa nebbiolina dalle mille sfumature. Un’aurora boreale dell’umano agire. Una sorta di speciale ecosistema in cui si dipana l’intero prisma dei comportamenti umani.
Niente estremismi. Niente etichette. Solo buon senso – quello innato, noto a ciascuno di noi, che ha molto a che fare con l’altrui rispetto, e niente a che fare con “ciò che fa più comodo a me” – e la costante, incrollabile volontà di fare del proprio meglio. In qualsiasi momento. In qualsiasi luogo. In qualsiasi occasione.

Oggi, 22 Aprile, è la Giornata Mondiale della Terra e per l’occasione H&M ripropone la World Recycle Week. Dal 18 al 24 Aprile sarà possibile consegnare ogni specie di prodotto tessile presso gli store di H&M nel mondo, e ricevere in cambio dei buoni sconto da utilizzare per i prossimi acquisti (raggiunti i 40 euro) fino al mese di Agosto.

L’iniziativa si pone come uno snodo fondamentale nell’obiettivo generale di “chiudere il cerchio della moda”, di raccogliere cioè tonnellate di prodotti tessili portati dai clienti (nella speranza di eliminare del tutto, un giorno, la presenza di tali prodotti dalle discariche) per riutilizzarli e riciclarli creando nuove fibre tessili.

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Con il riciclo di una sola t-shirt si possono risparmiare fino a 2100 litri d’acqua; immaginate l’impatto ambientale che possono avere le tonnellate di indumenti raccolti durante la World Recycle Week.
E se non volete farlo per l’ambiente, fatelo almeno per i buoni sconto!

Questo dunque è quello che sta facendo H&M, e noi, cosa possiamo fare?
Non è necessario essere un attivista o un qualche sorta di invasato per far qualcosa di buono provando a salvaguardare il pianeta in cui viviamo.
Non esiste bianco o nero, tutto o niente, ricordate? Ciascuno di noi, nel proprio piccolo può far qualcosa.
Non sputare la gomma da masticare sull’asfalto, o gettare carte in terra, fare la raccolta differenziata, ridurre il consumo di piatti e bicchieri di plastica, e tutto ciò che deriva dal concetto dell'”usa e getta”, portarsi i sacchetti da casa quando si va a fare la spesa e non farsene dare ogni volta di nuovi al supermercato, chiudere il rubinetto dell’acqua quando non si ha effettivamente bisogno di acqua corrente, e così via.
Si tratta di piccoli, impercettibili accorgimenti. Anche il più piccolo gesto può avere un grande impatto, ed è importante. Poco è meglio di niente.

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Nikki Reed x Freedom of Animals

Viviamo, fortunatamente, in un’epoca in cui siamo costantemente circondati da opzioni. Infinite varianti di qualsiasi cosa. Ciascuno di noi può prendere le decisioni che meglio riflettono le proprie convinzioni o il proprio stile di vita.
Nella moda, come nell’alimentazione, possiamo scegliere ciò che è più adatto a noi, ciò che ci fa stare meglio, dentro e fuori.
Scegliamo responsabilmente.

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WHAT I LEARNED

Aprile. Non che sia già tempo di bilanci, ma se è vero, come è vero, che l’anno non comincia a gennaio ma a settembre, e non finisce a dicembre ma ad agosto, allora questo mi sembra un buon momento per fermarsi un attimo. Dar fiato ai polmoni. Controllare se il sentiero scelto ci stia portando dritti verso la meta, o lungo un’inutile deviazione. Se cominciamo a scorgere la destinazione, o se quella che abbiamo intrapreso è una strada senza uscita. Perché se c’è una cosa che ho imparato, è che non è mai un brutto momento per decidere di intraprendere un nuovo percorso.

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Certo, probabilmente se chiedessimo a Sisifo com’è spingere un masso su per una montagna solo per dover poi ricominciare tutto da capo, non ne parlerebbe con entusiasmo. Ma c’è comunque qualcosa di romantico, di eccitante, nel cominciare una nuova piccola/grande avventura.
In qualsiasi cosa abbiate voglia di imbarcarvi, se l’avete desiderata a lungo, se ci avete riflettuto per bene, ponderato i pro e contro, e ne avete ancora voglia, beh, probabilmente ne vale la pena.

Ci sono una marea di cose che dobbiamo fare per forza. Impegni che non possiamo evitare. Appuntamenti cui non possiamo mancare. Inviti che non possiamo declinare. E di sicuro ci sono una marea di cose che sfuggono al nostro controllo. Che per quanta dedizione impieghiamo, semplicemente non possiamo gestire. Ma ci sono anche molte altre cose che possiamo dominare. Persone che possiamo scegliere. Decisioni che possiamo prendere. Attività che possiamo svolgere.

E allora eccoci pronti a mettere a punto la nostra piccola ricetta per una vita più serena. Su misura, di ciascuno di noi. Perché tolti tutti gli obblighi e i doveri, c’è un mondo di possibilità, di alternative a nostra disposizione. Dobbiamo solo capire cosa faccia più al caso nostro.

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Potreste rimaner sorpresi nello scoprire quanta immensa gioia possano arrecare gesti minuscoli. Quanta gentilezza possa promanare da perfetti sconosciuti. Quanto piacere possa arrecare rimboccarsi le coperte la sera distrutti, ma consapevoli di aver fatto il proprio “dovere”, e anche il “piacere”. Basta organizzarsi. Molte cose sembrano impossibili alla nostra mente solo perché offuscata dalla pigrizia, o peggio, dalla mancanza di forza di volontà. Usate l’immaginazione. Usate l’ingegno. Non fermatevi finché fermarvi non sarà l’unica alternativa possibile.

La vita non ci dà sempre le cose come le vogliamo, a volte non ce le dà affatto, a volte dobbiamo solo andarcele a prendere.

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STREGONERIE E BEAUTY TIPS

Ricordate il mio proposito di scrivere almeno un post a settimana? Ehm… quant’è durato, due mesi? Comunque più di quanto mi aspettassi.

Never mind.

Riproviamo.

Partendo dalla mia consacrata conoscenza di Niente ed in seguito ad approfonditi studi di Nullologia, mi colgo nuovamente in flagrante a voler dispensare consigli di “beauty care”; è pertanto con mal celato imbarazzo che devo premettere di aver sviluppato un certo piacere perverso nel leggere di prodotti naturali e intrugli fatti in casa, con oli e altre sostanze a me prima d’ora sconosciute, e di aver addirittura cominciato a sperimentare io stessa tali “ricette”, nonché a crearne di mie.
VERGOGNA.
Mi sto lentamente trasformando in una di quelle spaventose persone che tengono all’ambiente? Sto diventando uno di quei soggetti che fino a tre mesi fa deridevo? Comincerò a lavarmi di meno per non consumare troppa acqua? Mi creerò il deodorante dalla farina di ceci? Finirò per andare in giro vestita con un sacco di juta?
AIUTO.
Per ora la situazione è sotto controllo, ma nel caso il mio Instagram dovesse darvi testimonianza di una degenerazione in atto, prego, venite a farmi ragionare.

Il problema serio è che questi intrugli sembrano funzionare per davvero, come potrei mai quindi io non condividere con voi queste stregonerie?

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Per cui, ciò che vi consiglio di provare oggi è uno scrub, semplicissimo, economicissimo, nessuno mi potrà mai dire “eh ma dove la trovo io ‘sta roba?” perché ce l’avete già in casa. Garantito.

Lo scrub si compone di soli 3 elementi, tre:
– fondi di caffè (uno, al massimo due, sufficiente per “scrubbare” tutto il corpo)
– zucchero di canna (potete usare usare anche il sale o lo zucchero che avete in casa – però lo zucchero di canna ha la consistenza perfetta ed è anche migliore nell’alimentazione quindi compratelo, ok?)
– olio d’oliva (si, quello in cui friggete i peperoni, no, non unge come l’olio Johnson, anzi, non immaginate quanto idrati e si assorba rapidamente senza ungere – provare per credere!)
Mescolate tutto in una pappetta omogenea – deve rimanere un po’ grumoso, non buttateci dentro due litri d’olio, mi raccomando. Mettiamola così, deve esser composto per un 45% da caffè, un 35% da zucchero di canna, e il restante 20% da olio d’oliva.
*prende la calcolatrice per verificare che il risultato sia 100*
Scrubbate, sciacquate, e proseguite normalmente la vostra doccia. La pelle sarà così liscia e morbida che vi verrà voglia di accarezzarvi da sole.

Sembro uscita da un programma della Balivo, che paura.

Inutile dire che perché si vedano i risultati sperati è necessario esser costanti nel “trattamento”, e soprattutto che tale trattamento sia adatto al vostro tipo di pelle – se ce l’avete sensibile magari questo scrub potrebbe essere troppo aggressivo, boh, non lo so, chiedete a qualcuno che se ne intenda per davvero!

Stavolta sono stata cauta, non ho voluto turbare i più puri tra di voi, ma se proverete questo scrub e sarà di vostro gradimento, ditemelo che vi consiglio qualche altra pozione. Nel dubbio, cominciate ad aggiungere il sito di Amazon fra i preferiti che ci sono un paio di cose da comprare. Au revoir!